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Il mercante di parole


Ecco mio buon Bassanio,
prendi pure il mio pezzo di cuore
e barattalo con l’Ebreo
per avere un po’ d’attenzione.

Prendi pure il mio etto di carne
e pesa quanto valgono le mie parole
che il mio debito l’ho già pagato
con le lacrime e col dolore.

Troppi crediti accumulati
in attesa della buona stagione
sono andati col passar del vento
e col tempo han perso valore.

E all’Ebreo sudicio e avaro
che vorrebbe ghermirmi i pensieri
bastino le parole che già possiede:
solo quelle gli ho promesso
non lealtà, amicizia o fede
e neppure una goccia di sangue.

Ma a te, Bassanio, mia roccia,
lascio a banchetto il mio corpo che langue:
spremi fino all’ultima goccia,
sangue, anima, carne e cuore
perché ciò è tutto quel che possiede
questa misera mercante di parole.

(Le mie poesie si trovano sul mio sito www.weisghizzi.it)



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6 ottobre 2008

PECCATO MORTALE

Un angelo per ogni diavolo custode, un diavolo per ogni angelo tentatore.
Un nome per ogni cosa e poi parole di nebbia, di fiume che scorre. La piccola chiave racconta di incanti che possono essere fermati con un semplice nome. Quattro lettere moltiplicate all'infinito: è questo il nome di Dio. Ma se esso sia nella infinità delle lettere o nella infinita moltiplicazione questo non posso saperlo. So solo che gli spazi in cui può essere una lettera sono davvero imprevedibili e così la posizione di un elettrone in un orbitale. Tutto chiaro, tutto immediatamente comprensibile, o forse mediatamente, attraverso questa parola che sa farsi così magica da dare la vita e toglierla, cancellando una lettera sola, quella che sta incisa sulla fronte del Golem di Praga.
Perché il punto non è solo o tanto la parola, ma l'intenzione, il senso profondo, id di un agire in base alle parole. Non dite perciò ti amo a cuor leggero che si consuma, e vi consuma perché il demone dell'amore è davvero bastardo. La parola succhia, aspira e logora nervi tendini e pazienza.
E poi talvolta scompare. Ma si dicono troppo poche parole e troppe fesserie, sarebbe meglio di tanto in tanto dare spazio al silenzio.
E la parola incatena. Perché sa talvolta vestire i panni audaci della profezia. E non provate a dirla o a ascoltarla: vi farà suoi per sempre, come una vecchia megera sdentata e scalza, che veste i panni di una virginale fanciulla.
La parola è crudele.
E la parola può tutto. O quasi. C'è solo un nome che non ha nome, ed è quello dell'invidia. Ad essa servono solo occhi cattivi, e crudeltà di animi poveri.
Ma non crediate di esserne immuni, perché è un veleno che colpisce tutti e purtroppo non ha antidoto.
Nessuna formula magica, nessuna via di fuga: solo dolore e consunzione.
Pregate allora i vostri dei che sia tenuta lontana da voi, perché la magia non può nulla, e contro questo anche dio cede le sue armi.




permalink | inviato da Flavia W il 6/10/2008 alle 22:54 | Versione per la stampa
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