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Il mercante di parole


Ecco mio buon Bassanio,
prendi pure il mio pezzo di cuore
e barattalo con l’Ebreo
per avere un po’ d’attenzione.

Prendi pure il mio etto di carne
e pesa quanto valgono le mie parole
che il mio debito l’ho già pagato
con le lacrime e col dolore.

Troppi crediti accumulati
in attesa della buona stagione
sono andati col passar del vento
e col tempo han perso valore.

E all’Ebreo sudicio e avaro
che vorrebbe ghermirmi i pensieri
bastino le parole che già possiede:
solo quelle gli ho promesso
non lealtà, amicizia o fede
e neppure una goccia di sangue.

Ma a te, Bassanio, mia roccia,
lascio a banchetto il mio corpo che langue:
spremi fino all’ultima goccia,
sangue, anima, carne e cuore
perché ciò è tutto quel che possiede
questa misera mercante di parole.

(Le mie poesie si trovano sul mio sito www.weisghizzi.it)



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Ubuntu Linux 9.10

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7 marzo 2010

Io ho qualche dubbio...

Io ho qualche dubbio. Vedendo il restyling di Ubuntu ho più di qualche dubbio. Lo dico con franchezza, il logo non mi piace, il marchio diventato poco più di un TM mi fa riflettere, il colore nuovo mi sembra snaturi tutto quello che Ubuntu fino ad ora ha rappresentato.
Si dice che è una evoluzione business oriented. Benissimo, benvenga la serietà, la precisione, l'efficienza.
La Canonical vuole guadagnare da quello su cui ha investito. E ha ragione. Perfettamente. Inoltre, magari, in questo modo, se l'utente di Ubuntu diventa target, forse avrà una maggiore attenzione da parte dei produttori di driver, software ecc.
Ciò non toglie che io ho qualche dubbio. Su cosa sia davvero Ubuntu allora oggi. Su cosa si stia approntando a diventare. Un cambiamento di una filosofia che temo possa escludere in qualche modo la comunità, scaricata completamente, ridotta a ruolo di un apice.
Anche questo è legittimo, scorretto forse, ma legittimo. Ma a questo punto cosa diventa la comunità di Ubuntu? Manovalanza a costo zero? Ok, si può dire che anche il sistema è a costo zero... Ma anche il lavoro di chi sviluppa, traduce, si occupa del marketing o del supporto. E però qualche dubbio io lo nutro lo stesso. Soprattutto nel momento in cui devo pensare a quale volto bisogna presentare al pubblico, ai media, a coloro per i quali Ubuntu è sempre stato sinonimo di umanità, quel Linux per tutti la cui filosofia ho abbracciato ben prima del terminale.
Sono stata a un convegno sulla disabilità, lo scorso mese, a Padova e ci ho messo la mia faccia per raccontare l'attenzione di Ubuntu a certi problemi. Un ragazzo cieco mi ha chiesto se è vero che Orca funziona e che non costa molto perché invece Jaws costa tanto e ha una versione vecchia...  Anche questo per me vuol dire Linux per tutti e a sapere che i progetti di accessibilità sono fermi e che Willie Walker è a spasso, lasciatemi provare un po' di vergogna. Non è colpa di Canonical, certo...
Non c'è il tempo, si dice, per seguire lo sviluppo di queste come di mille altre cose. Però c'è il tempo per discutere mesi e mesi su come chiamare il pulsante di spegnimento...
Sono un'esteta e un'edonista per cui ben venga una esperienza grafica raffinata. Ma che sia la ciliegina su una buona torta, non una coperta per tenere insieme quei pezzi che ogni aggiornamento rischia di far saltare.
Qualcuno mi ha detto che in tempo di crisi si devono fare delle scelte forti e forse, se vincerà la sfida del mercato, Canonical avrà più soldi da investire in qualcosa che ritorni anche alla comunità. Sarà che negli ultimi giorni sono più sensibile alle scelte e ai colpi di mano imposti dall'alto, io però, permettetemelo, ho qualche dubbio. 


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permalink | inviato da Flavia W il 7/3/2010 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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