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Il mercante di parole


Ecco mio buon Bassanio,
prendi pure il mio pezzo di cuore
e barattalo con l’Ebreo
per avere un po’ d’attenzione.

Prendi pure il mio etto di carne
e pesa quanto valgono le mie parole
che il mio debito l’ho già pagato
con le lacrime e col dolore.

Troppi crediti accumulati
in attesa della buona stagione
sono andati col passar del vento
e col tempo han perso valore.

E all’Ebreo sudicio e avaro
che vorrebbe ghermirmi i pensieri
bastino le parole che già possiede:
solo quelle gli ho promesso
non lealtà, amicizia o fede
e neppure una goccia di sangue.

Ma a te, Bassanio, mia roccia,
lascio a banchetto il mio corpo che langue:
spremi fino all’ultima goccia,
sangue, anima, carne e cuore
perché ciò è tutto quel che possiede
questa misera mercante di parole.

(Le mie poesie si trovano sul mio sito www.weisghizzi.it)



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9 febbraio 2009

La Strega e l'Alchimista (parte VII)

Anche solo per mezz'ora al giorno vorrei essere tuo.

L'Alchimista con un dito accarezzava i lineamenti del viso della strega, come fosse una cosa sacra. S'era lavata di pianto prima di lasciarsi addormentare tra le sue braccia. Forse perché troppo forte avevano condiviso i pensieri e non tutti erano tornati ai rispettivi padroni, s'erano mischiati come le loro carni e i loro confini.

No, non glielo aveva detto che l'amava, se non sussurrato con gli sguardi, ma ciascuna delle sua cellule lo urlava così forte che quasi ne aveva paura.

Perché avrebbe voluto tenerla con sé per sempre, perché non l'aveva presa, ma aveva lasciato che lei scegliesse, nonostante la desiderasse da sempre, prima ancora che il sempre avesse un senso.

Eppure sapeva in cuor suo, o forse temeva soltanto, che ci sarebbero state due vie da percorrere e ciascuno sarebbe tornato sulla sua strada. D'altronde era un nomade, e i nomadi non si fermano mai abbastanza. Quando Calcifer, il demone nel camino si fosse nuovamente svegliato, tutta la casa si sarebbe di nuovo mossa, e lui con essa. Per come era, la Strega non avrebbe mai accettato di andare con lui. Pregò solo che non fosse tanto presto.

Era così piccola così accoccolata sotto le coperte... le scansò i capelli dal viso con la punta delle dita che ancora sapevano di lei, come se non volesse lasciare andare neppure il suo odore.

Lei si mosse un po' e si svegliò.

Era l'alba del terzo giorno e lei lo guardò e sorrise.

Ho fame disse semplicemente.

L'Alchimista con un gesto prese del pane e del latte.

Stai bene? Le chiese. La Strega annuì.

Poi riprese. Solo una domanda.

Chi sono, gli chiese, e chi sei tu?



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9 gennaio 2009

La Strega e l'Alchimista (parte VI)

Di qui non si torna indietro e questo è certo. Ma non ti aspettare da me neppure una parola. Non sarò io a illuminare i tuoi passi, a dare luce al tuo cammino. Fai quello che devi, se devi, e così sia.

D'altronde quale è il senso di giocare a dadi, se il tempo, il fato e il destino giocano sempre con carte truccate?

E io che volevo sfidare la sorte, e io che credevo alla libertà.

Favole da stolti. Tutto si compie oggi, in questo uovo bianco, in questo sangue rosso. In questo doveroso tornare, a ciò che ero, a ciò che sono, all'odore delle favole antiche cui appartengo.

Anche se non voglio.


Era l'alba del terzo giorno, e la Strega si svegliò.





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8 gennaio 2009

La Strega e l'Alchimista (parte V)

C'era qualcosa che le aveva chiesto prima di dirle “Scegli”, qualcosa che l'aveva lasciata così perplessa da annichilire la sua forza. Già perché non era contro la forza che si era trovata a scontrarsi, ma con una dolcezza che non si sarebbe mai potuta attendere.

Si ricordò di quando era a scuola di stregoneria, e la sua insegnante, una vecchia strega ricurva che aveva riso in faccia allo stesso Torquemada non finiva mai di ripetere: Mai dubbi e mai amori, chiudete la porta del cuore.

Era stato il gelo del suo animo a combattere perfino le lingue di fuoco, e lei era ancora lì a ridere mentre gli uomini s'erano fatti polvere.

Ma qualcosa s'era messo in moto quando lo aveva visto così innocente dormire nel suo uovo, e quando i suoi baci avevano scoperto un corpo capace di vibrare.

Si guardò le punte rosa delle sue mani bianche, bianche sotto gli spessi guanti, sciolse i capelli nascosti dal cappello, le ginocchia, i fianchi, il seno.

E per la prima volta percepì il battito del suo cuore.


E sentì che non batteva da solo, sentì su di sé altre mani, un altro corpo e lo desiderò.

Cosa vuoi che faccia? Le chiese, piano. Hai scelto? La strega sorrise. Dillo, non avere paura. Voglio lasciarmi attraversare da te.

L'alchimista la baciò e strinse a sé, forte. E per tutta la notte il vento fu tenuto lontano da loro.

E fu sera e fu mattina. Del terzo giorno.





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19 dicembre 2008

La Strega e l'Alchimista (parte IV)

...E di fango era la sua capanna


La miglior difesa è l'attacco, pensava la strega. S'era messa una mantella nera e un cappello rappezzato, a nascondere i suoi passi. La sua casa.

Lo trovò addormentato nella metà del grande uovo bianco dal quale era nato, tanti anni prima, la porta aperta e il cappello a tese larghe dentro il quale era acciambellato il suo gatto.

Sorrideva, e forse sognava e proiettava nel sogno i colori sul guscio come uno spettrogramma di sospiri.

Buongiorno, disse l'alchimista ancora rannicchiato e la prese per mano, tirandola a sé, con dolcezza, per non far scattare le sue armi.

Scegli, le disse e la strega si confuse. Nella sua monolitica certezza non c'era spazio per il dubbio, ma solo per la ragione.

La strega non scelse ma per curiosità non si oppose. Lasciò cadere i veli neri da quel suo corpo bianco e puro, inconsunto e inconsutile come la tunica di Cristo.

Baciò il suo corpo ovunque, quasi con devozione.

Scegli ripeté. Ma lei tacque ancora. Si ritrovò nuda nel suo letto. Solo il suo odore a coprirla dal freddo.

Maledetto alchimista – disse - me l'ha fatta ancora. Ma capì come può vacillare la ragione. E scoprì di avere un corpo. Fatto magari anche per l'amore.




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9 dicembre 2008

La Strega e l'Alchimista (parte III)

Una sola parola. Ecco come l'aveva lasciata l'Alchimista. Una parola gentile per carità, un “Grazie”, che sapeva anche essere carico di riconoscenza. E forse di affetto. Ma ciò non toglie che l'aveva lasciata nuda, con un mazzo di fiori sul cuore.

L'Alchimista si esprimeva per immagini, e quelle immagini si scolpivano nel profondo di quell'animo asserragliato su se stesso. Che si trattasse pur di carezze, speranze o fiori.

Nel suo intimo si entrava su invito e lei era così carica di rabbia e si temeva così vuota insieme.

Le era entrato dentro con forza, e lei si sentiva piccola e umile, orgogliosa, sempre, ma come una diga tracimata di passione: le mura crollate e tutto da ricostruire.

Avrebbe voluto parlare, ma come fare a domare il silenzio?

L'Alchimista disdegnava la parola, che era invece il cubo di pirite, il monolite nero sul quale la Strega aveva edificato il mondo.

L'Alchimista disdegnava la parola, e a cosa gli serviva se era un universo di pulsioni?

Prese una ciotola e vi versò del latte, e si sedette in terra ad accarezzare il suo gatto.


E sì che non si erano sfiorati affatto.



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20 novembre 2008

La Strega e l'Alchimista (Parte 2)

E ci sono momenti in cui l'amore si fa cogl'occhi, nascosto nei sussurri, nei pensieri.


“Sarebbe ben strano – pensava la strega – se a fregarmi fosse proprio l'Alchimista, quello che a malapena sa giocare con le parole.
Ma è furbo, e si insinua tra i respiri. La sua arte è umana, non ha la sublime dote del dio. Rovesciare ciò che non naturale, combattere la morte... entalpia!
E non dite che è un santo, i miracoli lasciateli a chi sogna! La vita, l'universo e tutto il resto hanno regole precise.
Chi è questo signore dell'abisso, questo nero emissario del caos che gioca a sovvertire ogni promessa?
Bisogna attendere un pochino, ma non molto, mai abbastanza, perché gioca coi dadi truccati, e due regine schierate sul suo campo. Dice che la castità è miraggio degli osceni. Eresia!
Ma basta stare qui a consumar le scarpe. Bisogna difender la Ragione, arroccarsi, proteggere ciò che c'è, perché i brividi sono sempre in agguato, e lasciar che si avvicini troppo vuol dire rischiare che il cuore perda il tempo.

No, non perdiamo tempo, alla fortezza!”

Cagliostro miagolò e la strega si girò un attimo, quanto bastava per vedere l'Alchimista in piedi, poggiato allo spigolo della porta, a sorriderle.

“Grazie” disse solo. E se ne andò.


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6 novembre 2008

TOILETTENFRAU


Io faccio le pulizie. No no, per carità, niente di quello che pensate. Non è certo una cosa da film. Io faccio le pulizie. E basta. Di sera, o al mattino presto, raccolgo lo sporco con le mani, queste mani che un tempo sapevano di giglio. Ora sanno di ferro, di sangue e di sudore, e di chimica, quella chimica che prima o poi salverà il mondo. Ma la chimica pulisce le pareti, non certo l'anima, quella, che volete, rimane sporca.

Ci vorrebbe da avere pietà del mondo per salvarsi l'anima, ma quando si lascia il pulito sempre alle proprie spalle, anche la pietà rimane indietro.

D'altronde pagano bene per il mio lavoro, mica sono una donna da cento lire, anche se i soldi non sono mai abbastanza, e io sono precisa e pulita. E veloce. Come la mia lama. Sai certe cose non ci devi mettere il sentimento, che altrimenti come fai?

Quando mi chiamano, io dico sempre di sì, loro lo sanno che possono contare su di me. Sanno che sono la migliore, anche se non gli piaccio, anche se non mi piace, anche se detestano il modo con cui guardo loro e il mondo.

Sarà per via dei miei occhi, diversi, e divergenti come me. Sarà per i miei occhi d'oro sui quali hanno raccontato fin troppe leggende.

Dicono che i miei occhi guardino le mie due anime, una bianca come mio padre, l'angelo, una nera come mia madre, il demone.

Dicono che abbia due anime e un sesso, e che dio e il diavolo se lo contendano, come tutti i mezzosangue, gli eretici, gli impuri.

Belle favole, buone solo a tenere buoni i bambini mentre pulisco il sangue dai cessi, così che non abbiano paura.

Quando mi aprono la porta i bambini mi sorridono sempre, e ad è facile che i padri mi lancino occhiate maliziose. Prima. Prima che li porti al bagno e sporchi di loro pavimenti e pareti.

Dire di me una creatura magica e immonda? E perché? Non ho nulla di speciale. Io faccio le pulizie. E volo via.


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Toilettenfrau competition:


Che lavoro fa secondo voi la protagonista del racconto?


Al primo che indovina, due ore con lei, se accetta... LOL





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6 ottobre 2008

PECCATO MORTALE

Un angelo per ogni diavolo custode, un diavolo per ogni angelo tentatore.
Un nome per ogni cosa e poi parole di nebbia, di fiume che scorre. La piccola chiave racconta di incanti che possono essere fermati con un semplice nome. Quattro lettere moltiplicate all'infinito: è questo il nome di Dio. Ma se esso sia nella infinità delle lettere o nella infinita moltiplicazione questo non posso saperlo. So solo che gli spazi in cui può essere una lettera sono davvero imprevedibili e così la posizione di un elettrone in un orbitale. Tutto chiaro, tutto immediatamente comprensibile, o forse mediatamente, attraverso questa parola che sa farsi così magica da dare la vita e toglierla, cancellando una lettera sola, quella che sta incisa sulla fronte del Golem di Praga.
Perché il punto non è solo o tanto la parola, ma l'intenzione, il senso profondo, id di un agire in base alle parole. Non dite perciò ti amo a cuor leggero che si consuma, e vi consuma perché il demone dell'amore è davvero bastardo. La parola succhia, aspira e logora nervi tendini e pazienza.
E poi talvolta scompare. Ma si dicono troppo poche parole e troppe fesserie, sarebbe meglio di tanto in tanto dare spazio al silenzio.
E la parola incatena. Perché sa talvolta vestire i panni audaci della profezia. E non provate a dirla o a ascoltarla: vi farà suoi per sempre, come una vecchia megera sdentata e scalza, che veste i panni di una virginale fanciulla.
La parola è crudele.
E la parola può tutto. O quasi. C'è solo un nome che non ha nome, ed è quello dell'invidia. Ad essa servono solo occhi cattivi, e crudeltà di animi poveri.
Ma non crediate di esserne immuni, perché è un veleno che colpisce tutti e purtroppo non ha antidoto.
Nessuna formula magica, nessuna via di fuga: solo dolore e consunzione.
Pregate allora i vostri dei che sia tenuta lontana da voi, perché la magia non può nulla, e contro questo anche dio cede le sue armi.




permalink | inviato da Flavia W il 6/10/2008 alle 22:54 | Versione per la stampa

21 settembre 2008

LA STREGA E L'ALCHIMISTA


“Il mare senza fine accolga le mie ali quando mi lascerò addomesticare”

“Perdersi è la cosa più semplice al mondo” disse la strega all'alchimista, “basta volerlo e in fondo neanche troppo. Basta la potenza delle parole per fare le magie, per cambiare la veste al mondo. Ma se non si ha coraggio di guardare, allora bè, che dire... ci sono magie più antiche di questi scampoli di potere, c'è la magia dell'amore, quella che è fatta di una illusione tanto forte da sembrare vera.
Ma in fondo sono solo promesse fatte di vento e corpi fatti di vetro, si sgretolano nel vento e il tempo le consuma.
Foglie, troppo fragili e dolenti, troppo consunte, ci si aggrappa a un bagliore di ideale, a un misero rilucere di oro da stolti, la forma perfetta della pirite.
Il monolite iniziale, il cubo perfetto, l'inizio della devozione a un apollinea ragione, la fine della libertà del sentire.
Mettere i piedi l'uno dopo l'altro... a quale pro se ci si è scordati di volare? E perché se lo sguardo è incatenato all'ombra?”

“Il mare senza fine accolga le mie ali quando mi lascerò addomesticare”

“Continui a galleggiare nel vento, e il vento ti continua a portare. Sei un nomade e ti riconosco, sai le carta di sabbia del deserto, ma per cambiare la pelle al mondo non basta una pietra filosofale. Non bastano gli anni e le stagioni, non basta una vita senza fine, se è senza vita e senza scopo. Io il vento lo porto dentro, nelle vene che scorre con l'inferno, e se me lo chiederai, sputerò tre volte in terra il mio veleno.
E da esso sorgeranno tutte le creature, serpenti senza testa e unicorni di purezza, e tu non potrai che rimanere a bocca aperta e sognare di creare.”

“Il mare senza fine accolga le mie ali quando mi lascerò addomesticare”






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