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Di Miriam Makeba e di altre Apartheid

Strana la vita, strano ma in fondo bello morire sul campo, col microfono in mano (se si è un cantante) e combattere con le ultime forze la battaglia per la libertà. Di Saviano in questo caso, contro quella che Maroni oggi ha definito (a buon titolo) la "disonorata società".
Mi è capitato sabato in radio che un autore chiamasse la Mafia onorata società, e mi chiedo cosa ci sia, oggi, di onorevole in tutto questo.
Di onorevole trovo ci sia la lotta per le proprie idee, ebbene sì, a prescindere dal colore, perchè credo che non sia più tempo per la lotta partitica. La libertà va forse rifondata su uno spirito diverso.
Buffo che scriva tutto questo a partire da Miriam Makeba, ma è sul quel Sudafrica che l'ha resa esule, e suo quello stesso Sudafrica che sta prendendo il nome di Ubuntu e che per me è un'altra forma di libertà. Di persone, di scelte, di consapevolezza soprattutto.
A Miriam Makeba e a un popolo che ha saputo aprire gli occhi.

Ovunque tu sia, canta ancora. Canta per noi. 

Pubblicato il 11/11/2008 alle 1.26 nella rubrica Diario.

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