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La Strega e l'Alchimista (parte III)

Una sola parola. Ecco come l'aveva lasciata l'Alchimista. Una parola gentile per carità, un “Grazie”, che sapeva anche essere carico di riconoscenza. E forse di affetto. Ma ciò non toglie che l'aveva lasciata nuda, con un mazzo di fiori sul cuore.

L'Alchimista si esprimeva per immagini, e quelle immagini si scolpivano nel profondo di quell'animo asserragliato su se stesso. Che si trattasse pur di carezze, speranze o fiori.

Nel suo intimo si entrava su invito e lei era così carica di rabbia e si temeva così vuota insieme.

Le era entrato dentro con forza, e lei si sentiva piccola e umile, orgogliosa, sempre, ma come una diga tracimata di passione: le mura crollate e tutto da ricostruire.

Avrebbe voluto parlare, ma come fare a domare il silenzio?

L'Alchimista disdegnava la parola, che era invece il cubo di pirite, il monolite nero sul quale la Strega aveva edificato il mondo.

L'Alchimista disdegnava la parola, e a cosa gli serviva se era un universo di pulsioni?

Prese una ciotola e vi versò del latte, e si sedette in terra ad accarezzare il suo gatto.


E sì che non si erano sfiorati affatto.


Pubblicato il 9/12/2008 alle 16.10 nella rubrica Racconti.

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