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La Strega e l'Alchimista (parte IV)

...E di fango era la sua capanna


La miglior difesa è l'attacco, pensava la strega. S'era messa una mantella nera e un cappello rappezzato, a nascondere i suoi passi. La sua casa.

Lo trovò addormentato nella metà del grande uovo bianco dal quale era nato, tanti anni prima, la porta aperta e il cappello a tese larghe dentro il quale era acciambellato il suo gatto.

Sorrideva, e forse sognava e proiettava nel sogno i colori sul guscio come uno spettrogramma di sospiri.

Buongiorno, disse l'alchimista ancora rannicchiato e la prese per mano, tirandola a sé, con dolcezza, per non far scattare le sue armi.

Scegli, le disse e la strega si confuse. Nella sua monolitica certezza non c'era spazio per il dubbio, ma solo per la ragione.

La strega non scelse ma per curiosità non si oppose. Lasciò cadere i veli neri da quel suo corpo bianco e puro, inconsunto e inconsutile come la tunica di Cristo.

Baciò il suo corpo ovunque, quasi con devozione.

Scegli ripeté. Ma lei tacque ancora. Si ritrovò nuda nel suo letto. Solo il suo odore a coprirla dal freddo.

Maledetto alchimista – disse - me l'ha fatta ancora. Ma capì come può vacillare la ragione. E scoprì di avere un corpo. Fatto magari anche per l'amore.

Pubblicato il 19/12/2008 alle 0.39 nella rubrica Racconti.

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