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La Strega e l'Alchimista (parte V)

C'era qualcosa che le aveva chiesto prima di dirle “Scegli”, qualcosa che l'aveva lasciata così perplessa da annichilire la sua forza. Già perché non era contro la forza che si era trovata a scontrarsi, ma con una dolcezza che non si sarebbe mai potuta attendere.

Si ricordò di quando era a scuola di stregoneria, e la sua insegnante, una vecchia strega ricurva che aveva riso in faccia allo stesso Torquemada non finiva mai di ripetere: Mai dubbi e mai amori, chiudete la porta del cuore.

Era stato il gelo del suo animo a combattere perfino le lingue di fuoco, e lei era ancora lì a ridere mentre gli uomini s'erano fatti polvere.

Ma qualcosa s'era messo in moto quando lo aveva visto così innocente dormire nel suo uovo, e quando i suoi baci avevano scoperto un corpo capace di vibrare.

Si guardò le punte rosa delle sue mani bianche, bianche sotto gli spessi guanti, sciolse i capelli nascosti dal cappello, le ginocchia, i fianchi, il seno.

E per la prima volta percepì il battito del suo cuore.


E sentì che non batteva da solo, sentì su di sé altre mani, un altro corpo e lo desiderò.

Cosa vuoi che faccia? Le chiese, piano. Hai scelto? La strega sorrise. Dillo, non avere paura. Voglio lasciarmi attraversare da te.

L'alchimista la baciò e strinse a sé, forte. E per tutta la notte il vento fu tenuto lontano da loro.

E fu sera e fu mattina. Del terzo giorno.


Pubblicato il 8/1/2009 alle 9.13 nella rubrica Racconti.

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