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La Strega e l'Alchimista (parte VII)

Anche solo per mezz'ora al giorno vorrei essere tuo.

L'Alchimista con un dito accarezzava i lineamenti del viso della strega, come fosse una cosa sacra. S'era lavata di pianto prima di lasciarsi addormentare tra le sue braccia. Forse perché troppo forte avevano condiviso i pensieri e non tutti erano tornati ai rispettivi padroni, s'erano mischiati come le loro carni e i loro confini.

No, non glielo aveva detto che l'amava, se non sussurrato con gli sguardi, ma ciascuna delle sua cellule lo urlava così forte che quasi ne aveva paura.

Perché avrebbe voluto tenerla con sé per sempre, perché non l'aveva presa, ma aveva lasciato che lei scegliesse, nonostante la desiderasse da sempre, prima ancora che il sempre avesse un senso.

Eppure sapeva in cuor suo, o forse temeva soltanto, che ci sarebbero state due vie da percorrere e ciascuno sarebbe tornato sulla sua strada. D'altronde era un nomade, e i nomadi non si fermano mai abbastanza. Quando Calcifer, il demone nel camino si fosse nuovamente svegliato, tutta la casa si sarebbe di nuovo mossa, e lui con essa. Per come era, la Strega non avrebbe mai accettato di andare con lui. Pregò solo che non fosse tanto presto.

Era così piccola così accoccolata sotto le coperte... le scansò i capelli dal viso con la punta delle dita che ancora sapevano di lei, come se non volesse lasciare andare neppure il suo odore.

Lei si mosse un po' e si svegliò.

Era l'alba del terzo giorno e lei lo guardò e sorrise.

Ho fame disse semplicemente.

L'Alchimista con un gesto prese del pane e del latte.

Stai bene? Le chiese. La Strega annuì.

Poi riprese. Solo una domanda.

Chi sono, gli chiese, e chi sei tu?


Pubblicato il 9/2/2009 alle 2.57 nella rubrica Racconti.

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